Adottate un cane!
Quante volte ce lo sentiamo dire? Quante volte lo abbiamo visto sui social, nelle pubblicità, sui giornali, persino sul cellulare.
Adottate un cane, perché ci sono tantissimi cani soli, abbandonati, maltrattati che poi finiscono nei canili.
Giustissimo, io sono la prima che adotterebbe cani, gatti e mille altri animali perché sono cresciuta in una fattoria e per me ogni volta che torno a casa dai miei è gioia pura.
Ora, io e il mio compagno abbiamo perso non uno ma due cani nel giro di breve tempo.
Il nostro e la cagnolina dei genitori del mio compagno, che stava spesso a casa con il nostro ed erano come fratelli.
Con la casa vuota, abbiamo quindi deciso di adottare un altro cane e ci siamo rivolti a una delle tante associazioni che ci sono qui, dove noi viviamo.
All’inizio sembra andare bene. Scambiamo un paio di mail e poi ci danno il numero di una volontaria da contattare che ha in stallo alcuni cuccioli abbandonati.
E parte la telefonata. Coinqulino stalker, il mio compagno, mette il vivavoce e comincia a parlare.
Ci aspettavamo qualcosa del tipo avete già avuto esperienze con un cane, avete già un veterinario a cui rivolgervi e cose del genere.
No.
La prima domanda è sulla casa.
Il nostro appartamento, che sta sopra quello dei genitori di Coinquilino stalker, è di 80 mq.
Troppo grande.
Che vuol dire?
Avete un giardino?
No, un balcone che però è chiuso perché lo abbiamo trasformato in una veranda.
Non va bene, perché non è in sicurezza. Signora, lei sa che la veranda è un luogo chiuso, vero?
Silenzio.
Bene, siete contrari alla sterilizzazione. Non è una domanda, ma un’affermazione capitata così, a cazzo. Coinquilino stalker risponde di no, che noi siamo a favore della sterilizzazione per la salute stessa del cane.
Altro silenzio.
Segue pappardella sul fatto che l’adozione è una scelta consapevole. Lo sappiamo.
A questo punto ci chiede se noi due stiamo sempre in casa o no. Coinquilino stalker lavora in smartworking e quindi non ha problemi a portare fuori un cane quando vuole, io studio e lavoro nei fine settimana ma poi logicamente torno a casa e pure io mi occupo del cane.
Eh non va bene, perché il cane deve imparare stare solo in casa ma deve anche uscire di casa e abituarsi ai negri per non avere paura.
E qui vedo Coinquilino stalker cambiare espressione.
Eh già perché Coinquilino stalker, alla faccia del nome che porta, è sì italiano ma è stato adottato quando aveva sei mesi e se i suoi genitori sono bianchi che più bianchi non si può, lui è così poco colorato che se esce di notte vestito di nero me lo tirano sotto.
E anche se è nero, è un Imbruttito DOC: le due F sono la sua ragione di vita, a momenti credo che però vinca il fatturato.
Così la tipa, oltre che cafona, è pure razzista. Di bene in meglio.
Stia tranquilla, signora, dice Coinquilino stalker, che i cani si abituano subito ai negri. Ce ne sono tanti, creda.
La telefonata finisce.
I cani non li abbiamo mai avuti.
Poi siamo andati al canile e ne abbiamo trovati tre: due per noi, uno per i genitori di Coinquilino stalker.
E lì niente domande, niente negri, niente scene.
Solo tanto amore per gli animali.
A questo punto concludo che queste associazioni sono una mafia: non vogliono il bene degli animali, perché il vero amore non si misura dai soldi, da una casa, dal colore della pelle.
Mai.
Quante volte ce lo sentiamo dire? Quante volte lo abbiamo visto sui social, nelle pubblicità, sui giornali, persino sul cellulare.
Adottate un cane, perché ci sono tantissimi cani soli, abbandonati, maltrattati che poi finiscono nei canili.
Giustissimo, io sono la prima che adotterebbe cani, gatti e mille altri animali perché sono cresciuta in una fattoria e per me ogni volta che torno a casa dai miei è gioia pura.
Ora, io e il mio compagno abbiamo perso non uno ma due cani nel giro di breve tempo.
Il nostro e la cagnolina dei genitori del mio compagno, che stava spesso a casa con il nostro ed erano come fratelli.
Con la casa vuota, abbiamo quindi deciso di adottare un altro cane e ci siamo rivolti a una delle tante associazioni che ci sono qui, dove noi viviamo.
All’inizio sembra andare bene. Scambiamo un paio di mail e poi ci danno il numero di una volontaria da contattare che ha in stallo alcuni cuccioli abbandonati.
E parte la telefonata. Coinqulino stalker, il mio compagno, mette il vivavoce e comincia a parlare.
Ci aspettavamo qualcosa del tipo avete già avuto esperienze con un cane, avete già un veterinario a cui rivolgervi e cose del genere.
No.
La prima domanda è sulla casa.
Il nostro appartamento, che sta sopra quello dei genitori di Coinquilino stalker, è di 80 mq.
Troppo grande.
Che vuol dire?
Avete un giardino?
No, un balcone che però è chiuso perché lo abbiamo trasformato in una veranda.
Non va bene, perché non è in sicurezza. Signora, lei sa che la veranda è un luogo chiuso, vero?
Silenzio.
Bene, siete contrari alla sterilizzazione. Non è una domanda, ma un’affermazione capitata così, a cazzo. Coinquilino stalker risponde di no, che noi siamo a favore della sterilizzazione per la salute stessa del cane.
Altro silenzio.
Segue pappardella sul fatto che l’adozione è una scelta consapevole. Lo sappiamo.
A questo punto ci chiede se noi due stiamo sempre in casa o no. Coinquilino stalker lavora in smartworking e quindi non ha problemi a portare fuori un cane quando vuole, io studio e lavoro nei fine settimana ma poi logicamente torno a casa e pure io mi occupo del cane.
Eh non va bene, perché il cane deve imparare stare solo in casa ma deve anche uscire di casa e abituarsi ai negri per non avere paura.
E qui vedo Coinquilino stalker cambiare espressione.
Eh già perché Coinquilino stalker, alla faccia del nome che porta, è sì italiano ma è stato adottato quando aveva sei mesi e se i suoi genitori sono bianchi che più bianchi non si può, lui è così poco colorato che se esce di notte vestito di nero me lo tirano sotto.
E anche se è nero, è un Imbruttito DOC: le due F sono la sua ragione di vita, a momenti credo che però vinca il fatturato.
Così la tipa, oltre che cafona, è pure razzista. Di bene in meglio.
Stia tranquilla, signora, dice Coinquilino stalker, che i cani si abituano subito ai negri. Ce ne sono tanti, creda.
La telefonata finisce.
I cani non li abbiamo mai avuti.
Poi siamo andati al canile e ne abbiamo trovati tre: due per noi, uno per i genitori di Coinquilino stalker.
E lì niente domande, niente negri, niente scene.
Solo tanto amore per gli animali.
A questo punto concludo che queste associazioni sono una mafia: non vogliono il bene degli animali, perché il vero amore non si misura dai soldi, da una casa, dal colore della pelle.
Mai.
