30.5.26

Che inutile evento (breve storia della Fiera del Libro di Torino)

Ecco, la fiera è finita, i lettori e gli editori se ne vanno, che inutile evento (amore mio...).
Sì, lo so, arrivo in ritardo sul pezzo ma prendo atto e me ne sbatto.
Perché ultimamente... tipo più o meno dal 2000 (non ero ancora nata ma Conquilino stalker, mamma, papà e genitori di Coinquilino confermano che è così)... si vive con il piede premuto sopra l’acceleratore dell’ansia.

E il fenomeno coinvolge anche l’editoria.
Io e Coinquilino siamo stati alla fiera con degli amici e non ci torneremo più.
Tanto per cominciare non abbiamo ancora capito una cosa: era la fiera della moda libresca (visti i prezzi), la fiera dei libri o del fumetto?
Eh già, già, già come dice la mamma di Coinquilino.
Non c’era niente di interessante.
Un cazzo, se vogliamo dirla più papale.
C’erano bancarelle con fumetti disegnati malissimo (con il culo, come ha detto Coinquilino stalker) e altre con i classiconi che nessuno sopporta ma nessuno lo dice che sennò sembri ignorante, e gli stand delle grandi case editrici con i loro libri dell’anno.
Libri dell’anno.
A fare due calcoli ogni grossa casa editrice sfodera un libro dell’anno almeno tre volte ogni mese, alla fine ci sono centinaia di libri dell’anno!

C’erano anche gli stand delle case indipendenti e dei self publishing... in the ghetto, per citare Elvis.
E poi?
Sì, d’accordo, ma poi?

Come faccio io ad acquistare libri che costano qualcosa come 40 euro in cartaceo e 15 in digitale (perché non sono self e quindi valgono, così almeno sparano le case editrici “vere”) se devo mangiare, pagarmi le medicine, studiare e pagare le bollette?
Non acquisto.

E poi che libri!
Cazzo, il self mi regala soddisfazioni immense in questi ultimi anni: autori che non troverai mai nei grandi stand, ma che scrivono bene, ti tengono con il fiato sospeso e si fanno pagare il giusto. Non le solite storie letta una lette tutte, senza significato e senza senso.

Perciò non bisogna stupirsi di fronte alla crisi dell’editoria, piuttosto bisogna chiedersi come andrà a finire perché di orizzonti luminosi non se ne vedono.