Ma che palle, dover fare cose che non mi va di fare ma che devo fare.
Una di queste è dover partecipare alla festa di compleanno di padre… padre per modo di dire.
Quell’essere chiamato padre un bel giorno è uscito di casa per recarsi sul luogo di lavoro e non è più tornato.
Aveva lasciato una foglio sul ripiano della cucina in cui spiegava le motivazione della sua scelta, parole sue, diceva che la famiglia gli aveva rotto i coglioni, che aveva il diritto di vivere la sua vita, che il matrimonio gli stava stretto, che sentiva l’urgenza di ricongiungersi con l’universo, solo che l’universo aveva venticinque anni…
Fu un periodo piuttosto duro, madre è stata la mia roccia, ha saputo gestire prima la separazione, poi il divorzio passando attraverso l’uragano di una quindicenne che non solo aveva tutti gli sbalzi umorali dell’adolescenza ma che aveva preso malissimo tutto quello che stava accadendo.
Come un’abile equilibrista madre in qualche modo è riuscita a farmi mantenere quel tanto che basta contatti con l’essere che si fa chiamare padre, così due volte l’anno io recito la parte della figlia “amorevole” e incontro padre
Quindi due settimane fa sono andata a cena a casa sua per festeggiare il suo compleanno, c’erano i suoi amici (boomer del cazzo) e la nuova mogliettina, tutta sorrisi e silicone che mi ha abbracciato come fossimo amiche… amiche un cazzo, Barbie, stammi lontana perché potrei darti una testata sui denti.
Padre, mi presenta tutto orgoglioso ai suoi amici come la luce dei suoi occhi… scherzi vero? Luce dei tuoi occhi, ci credi solo tu, se partecipo a queste cene è solo per non deludere madre.
Tra discorsi, domande, e sorrisi (ho rischiato una paresi facciale) padre mi chiede come procedono gli studi, rispondo che va tutto bene, padre tronfio come un tacchino chiede ad un suo amico se può prendermi come tirocinante nel suo studio legale.
Padre ma di che cazzo parli? Io non frequento la facoltà di legge ma la facoltà di scienze e politiche ambientali, e lo sapresti se avessi fatto veramente parte della mia vita, ma eri troppo occupato a ricongiungerti con l’universo.
Finalmente la serata in qualche modo è giunta al termine, prendo dalla mia borsa le chiavi del motorino e saluto padre e Barbie, che mi abbracciano dicendo che è stato bello avermi con loro e che dobbiamo rivederci presto…
Certo, come no, per quest’anno ho già dato, ci rivedremo il prossimo anno.
Una di queste è dover partecipare alla festa di compleanno di padre… padre per modo di dire.
Quell’essere chiamato padre un bel giorno è uscito di casa per recarsi sul luogo di lavoro e non è più tornato.
Aveva lasciato una foglio sul ripiano della cucina in cui spiegava le motivazione della sua scelta, parole sue, diceva che la famiglia gli aveva rotto i coglioni, che aveva il diritto di vivere la sua vita, che il matrimonio gli stava stretto, che sentiva l’urgenza di ricongiungersi con l’universo, solo che l’universo aveva venticinque anni…
Fu un periodo piuttosto duro, madre è stata la mia roccia, ha saputo gestire prima la separazione, poi il divorzio passando attraverso l’uragano di una quindicenne che non solo aveva tutti gli sbalzi umorali dell’adolescenza ma che aveva preso malissimo tutto quello che stava accadendo.
Come un’abile equilibrista madre in qualche modo è riuscita a farmi mantenere quel tanto che basta contatti con l’essere che si fa chiamare padre, così due volte l’anno io recito la parte della figlia “amorevole” e incontro padre
Quindi due settimane fa sono andata a cena a casa sua per festeggiare il suo compleanno, c’erano i suoi amici (boomer del cazzo) e la nuova mogliettina, tutta sorrisi e silicone che mi ha abbracciato come fossimo amiche… amiche un cazzo, Barbie, stammi lontana perché potrei darti una testata sui denti.
Padre, mi presenta tutto orgoglioso ai suoi amici come la luce dei suoi occhi… scherzi vero? Luce dei tuoi occhi, ci credi solo tu, se partecipo a queste cene è solo per non deludere madre.
Tra discorsi, domande, e sorrisi (ho rischiato una paresi facciale) padre mi chiede come procedono gli studi, rispondo che va tutto bene, padre tronfio come un tacchino chiede ad un suo amico se può prendermi come tirocinante nel suo studio legale.
Padre ma di che cazzo parli? Io non frequento la facoltà di legge ma la facoltà di scienze e politiche ambientali, e lo sapresti se avessi fatto veramente parte della mia vita, ma eri troppo occupato a ricongiungerti con l’universo.
Finalmente la serata in qualche modo è giunta al termine, prendo dalla mia borsa le chiavi del motorino e saluto padre e Barbie, che mi abbracciano dicendo che è stato bello avermi con loro e che dobbiamo rivederci presto…
Certo, come no, per quest’anno ho già dato, ci rivedremo il prossimo anno.